venerdì 16 maggio 2008

Gibo e la sua casa-museo



Autoritratto: l’artista si racconta

La mia passione per l’arte è iniziata per caso a 14 anni quando, spinto da un compagno di scuola, mi sono iscritto all’istituto d’arte. Fino agli anni ’80 ho realizzato dipinti con colori acrilici e a tempera; in queste opere, come in tutte quelle che mi appartengono, le figure e i contenuti sono costituiti da frammenti di esperienze.
Per me infatti l’Arte è ciò che assorbo: quello che leggo, che vedo, memorizzo, rielaboro e faccio mio. Così prendo spunto da ciò che mi circonda, osservo,
metabolizzo, poi esprimo quello che ho assorbito con il mio linguaggio.
Per esporre alcuni lavori mi sono ingegnato a realizzare strutture da applicare alle pareti e far scendere dal soffitto, che mi piace definire arazzi di plastica.

Per quanto riguarda le mie sculture gli oggetti sono tutti riciclati e costituiti da materiali di ogni tipo e natura, e per me sono diventati oggetti d’affezione.
Sono abitu
ato a conservare tutto perché so che prima o poi può tornarmi utile, o magari può ispirarmi per un lavoro futuro.
Non ho una famiglia, considero gli oggetti i miei figli, tutti quelli che ho realizzato e conservato nella mia casa-museo. Forse anche per questo motivo non ho mai abbandonato le mie origini; sicuramente non ho mai lasciato San Marino per mancanza di soldi e per paura della novità di una vita completamente diversa da quella che mi apparteneva, anche se comunque rimanendo qua non avevo molte possibilità di affermarmi e farmi conoscere.
Non mi sono mai preso troppo sul serio, perché tutto scorre via, passa, e con la globalizzazione della cultura sei riconosciuto solo se vai in Giappone o a New York!
Io ho preferito investire i miei soldi in musica, dischi e libri; un libro che vi consiglio di leggere è Il meridiano di sangue.

Se devo lasciarvi un’opinione personale sulla vita, penso che possa essere vista come ossessione dell’immagine. Per esempio Stalin per me è un’ossessione al di là di ciò che rappresenta…


Mi stai stretta mia cara San Marino

Sono nato a San Marino e ho sempre vissuto qua, ma per la mia professione ho dovuto varcare spesso il confine! Era necessario e indispensabile uscire dalla Repubblica per partecipare a mostre, farsi conoscere, dialogare con altri artisti…e spesso la destinazione del viaggio era Milano.
A San Marino infatti un artista non ha spazi; San Marino è un non-luogo, all’insegna dell’isolamento.
Invece il tempo in questo territorio assume un ruolo esclusivo: è dilatato, infinito, a differenza di grandi città come Milano dove la vita è frenetica e si deve adattare a ritmi caotici…Da noi il tempo è come imbalsamato.
San Marino è brutta: è finta… fa molto Mulino Bianco! Il tessuto urbanistico è strutturato male, e la società è troppo legata alla tradizione, tanto da rasentare spesso il ridicolo...
Però è bella da lontano o se considero il suo punto di vista: è un occhio sulle cose belle.


Così concepisco le cose

Sono ateo ma credo nell’agire politico e nel ruolo socialmente partecipe e attivo del design e dell’arte. Se devo definire cosa siano secondo me arte e design posso affermare che:
Arte è ciò che assorbo: ciò che leggo, ciò che vedo, che memorizzo, rielaboro e faccio mio.
Design è arte pratica: lo vedo come un plusvalore, qualcosa concepito per aggiungere valore e migliorare la vita.
Le mie opere nascono dall’unione di istinto e pensiero. Capisco di aver finito un’opera quando mi piace (sono d’accordo con Matiss!).
Non ho un maestro dal quale ho appreso il mio modo di fare arte…ho sempre preso spunto da diverse persone e artisti; sostengo che sia meglio copiare che essere copiati!

Così prendo spunto, osservo, metabolizzo, poi esprimo quello che ho assorbito con il mio linguaggio. Questo è il mio modo di lavorare, e di intendere l’arte.

La cosa indispensabile per questo mestiere (e per la nostra cultura personale) è fare delle selezioni: non tutto è utile.

La nostra vita è tutta un’immagine. E anche qui è necessario selezionare le immagini più significative.



Tra le selezioni e le scelte che ho fatto ho deciso che la tecnologia non mi serve. Ci sono altre cose che ritengo più importanti…lo studio dei materiali per esempio.

Per un designer analizzare i materiali è come per un poeta studiare le parole.
Interessarsi a tutto ciò che ci circonda è importante, anche perché penso che il talento sia proporzionale a ciò che uno conosce, a ciò che è in grado di apprendere e personalizzare. Oltre al talento poi c’è il genio, che è diverso in quanto questo è qualcosa che hai già dentro, come fosse sangue che ti scorre nelle vene. E in pochi ce l’hanno!

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